Из альбома: Dodici lettere d'amore

E lascia che sia l'istinto
non l'ombra dell'incertezza
o suggellare distinto

il distacco dalla tenerezza
le banali forme dei dire
da quelle piene d'essenza
l'alba dall'imbrunire
il vezzo dolio veggenza.
E lascia che sia la voglia
la curvo del desiderio
la verde ultima foglia
del nostro vocabolario
a ricordarci il rigore
lo fiamma che ci arde intorno
dell'appetito il languore
della stanchezza il sonno.
E lascia che sia ìa pace
a dettarci l'intima via
a macchiar d'ansia fugace
l'elogio dello pazzia,
e lascia che sia iì silenzio
la brezza d'antico orgoglio
a imporci l'onore e il dazio
di questo nostro risveglio.
Che ci armi d'uve e pazienza
di sane e robuste fronde
di gioie, di tolleranza
di amene e di ardile sponde,
che ci offri del vino e del pone
e ai nostri figli un idea
di ciò che ci appartiene
della bendata dea.
Che riempia di primavere
le nostre finestre infine
che illumini le nostre sere
di fitte stelle al confine.

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